Essenza ed esistenza

Quale differenza c’è tra essenza ed esistenza? Il filosofo medievale Tommaso D’Aquino si interroga su questo punto in uno scritto giovanile, il De ente et essentia, opera influenzata dalla metafisica del filosofo persiano Avicenna. Gli enti sono le cose che concretamente esistono, ad esempio le persone che incontriamo per strada, il gatto che vediamo sul divano, mentre l’essenza è ciò che costituisce come tali quelle determinate cose, in questo caso rispettivamente l’umanità e la gattitudine. L’essenza,  quidditas in latino, è quel concetto che risponde alla domanda «che cos’è» quella determinata cosa.

Tommaso concepisce la relazione tra essenza (ciò che la cosa è, che si esprime nella sua definizione) ed esistenza (l’atto per cui quella cosa è) in modo del tutto analogo alla differenza aristotelica tra potenza e atto: l’essenza è l’ente in potenza, l’esistente è l’ente in atto.

Il De Ordine di Agostino

Contemporaneamente alla parte manualistica che trovate qui, ho iniziato a scrivere i commenti alle opere.

Comprenderanno il De Ordine di Aurelio Agostino, la Consolazione della filosofia di Severino Boezio (bel libro da leggere per tutti), Monologion e Proslogion di Anselmo d’Aosta e due opere di Tommaso d’Aquino, la Somma contro i gentili e la Somma teologica.

Il commento al De Ordine si trova qui